un invito nella Emilia Romagna terremotata

mirandola

A due anni dal terremoto, per le nostre chiese, per i nostri centri storici, si continua a considerare un destino di stravolgimento. In alcuni casi già lo si sta progettando, anche con l’allontanamento di funzioni vitali. L’aspetto dei nostri paesi rischia di cambiare radicalmente, senza che ci sia stata fino a questo momento una discussione informata e realmente partecipata.Costruzioni incongrue per forma e materiali rischiano di prendere il posto degli edifici che hanno costituito il volto dei nostri centri storici fino al terremoto. Non è l’unico destino possibile. Si può ricostruire a costi contenuti e rispettando le regole antisismiche, ma anche le strutture e i materiali originari. È stato fatto dopo la guerra, dopo il terremoto del Friuli e dell’Umbria: deve essere possibile farlo anche in Emilia.Il nostro patrimonio culturale è importante, non solo per la storia dell’arte, ma per la vita civile della nostra comunità.

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